Il lungo cammino degli studenti dalla Liberazione alla Costituzione si è finalmente concluso, dopo un anno di lavoro. Come la Brigata Maiella, sulle cui orme si sono mossi, le ragazze e i ragazzi del 4° e 5° liceo scientifico Algeri Marino di Casoli sono arrivati a Bologna nei giorni della liberazione della città. Un premio per aver vinto il concorso Il lungo cammino della Costituzione, ma anche un momento di partecipazione necessario, un mettere a frutto la consapevolezza civica che hanno maturato in questo lungo lavoro di ricerca storica.
Le ragazze e i ragazzi avevano iniziato il loro percorso civico e storico partendo da quindici diversi territori disseminati in tre regioni: ovvero da quelle città che la Brigata Majella aveva toccato nel suo cammino di libertà, fino ad Asiago.
Ricordate? Del Lungo cammino della Costituzione avevamo già parlato qui [link], quando a Casoli, paese di fondazione della Brigata Maiella, si era svolta una prima fase del premio voluto dalla Provincia di Chieti e da una vasta rete di partner, dall'ANPI provinciale di Chieti all’Associazione Nazionale Brigata Maiella, passando da tre sigle sindacali (SPI Abruzzo e Molise, FNP CISL e UILP Abruzzo) fino a noi della Fondazione Abruzzo Riforme.
Il concorso era aperto a tutti gli Istituti di istruzione secondaria delle regioni toccate dai patrioti della Maiella: Abruzzo, Marche, Emilia Romagna e Veneto.
La giuria era presieduta da Gianni Oliva, giornalista specializzato nella ricostruzione degli eventi del passato, e composta da Maria Rosaria La Morgia, Sara Follacchio, Edmondo Montali e Fabrizio Nocera.
Le scuole abruzzesi erano state premiate lo scorso anno a Casoli: quest’anno, in coincidenza con l’anniversario della liberazione di Bologna, è stato il turno delle altre.
Si è trattato di un momento importante, di condivisione della ricerca, ma anche e soprattutto di sviluppo di un senso civico e di riflessione sui valori profondi della lotta di Liberazione. Le classi del liceo Algeri Marino di Casoli, per esempio, hanno ricostruito la storia di un partigiano russo di origine cosacca, Alexander Pesterey, che, dopo esser fuggito dalla Russia comunista, aveva finito per combattere nella guerra di Liberazione italiana accanto ai partigiani comunisti. Una vicenda umana complessa e apparentemente contraddittoria che mostra però quanto la Resistenza sia stata un fenomeno europeo e fondato su valori di libertà e uguaglianza non ascrivibili ad un solo partito. Come ha commentato la professoressa Maria Lucia Di Fiore, docente di storia e filosofia del liceo di Casoli, questa storia ci insegna che, nonostante gli intricati percorsi individuali, «l’importante è capire da che parte stare».
Per la Fondazione, la partecipazione a questo progetto è stato un altro modo per svolgere il proprio compito istituzionale di diffusione di una consapevolezza storica, fondata sui documenti e sulla ricerca, ma tesa a coinvolgere una platea ampia, con particolare attenzione alle generazioni più giovani. In un tempo in cui la storia può essere facilmente falsificata, in cui il pregiudizio sembra avere la meglio sulla conoscenza, ripartire dai documenti e dalla ricerca è un antidoto alla smemoratezza.

